SIAMO CRESCIUTI INSIEME, FESTEGGIA CON NOI!

La storia di un’avventura iniziata il 25 Settembre di 8 anni fa. Un giorno memorabile.
E’ passata molta acqua sotto il nostro ponticello e, soprattutto, siamo diventati grandi in tanti.
Anzi, in tantissimi, e lo abbiamo fatto insieme.
Bimbi arrivati per  la prima volta nella pancia della mamma che ora sono nuotatori provetti.
Mamme che ritroviamo con gioia ad ogni gravidanza, grandi e piccini che hanno superato coraggiosamente il terrore dell’acqua. Famiglie che vediamo sorridere insieme nella SPA e fare colazione finalmente con calma perchè il tempo ha smesso magicamente di stringere.
In una frase, siete la nostra soddisfazione quotidiana, quindi festeggiamo!

MARTEDì 25 SETTEMBRE
La Family Spa dei piccoli!
3 ore di Spa in versione famiglia con ingresso libero nella piscina Oceano e tanti giochi a disposizione!
L’acqua è calda,  puoi fermarti a pranzo ed hai una sala a disposizione per riposare con i tuoi piccoli

♥ per i bimbi fino ai 12 anni INGRESSO GRATIS
♥ per gli adulti Aperitivo GRATIS  servito nella Spa

Dalle 9.00 alle 16.00

Ingresso adulti 33,00 €

Per info e prenotazioni compila il form!

PARTO ORGASMICO…DA METTERCI LA FIRMA!

Come resistere all’idea di avere un parto all’insegna del puro piacere? Io l’avessi scoperto prima, ci avrei provato, perché diciamocela tutta, il pudore ci frena ma Meg Ryan che improvvisa un orgasmo niente poco di meno che in un ristorante, ci ha strappato risate a crepapelle. Non è fantascienza e nemmeno una presa in giro, ha semplicemente a che fare con un’esperienza che trascende ogni cosa per trasformarsi in una potente, meravigliosa e strabiliante catarsi.

Prima, tanto tempo fa, si partoriva in casa, nel totale rispetto dell’intimità della donna. Prima si pensava che quello spazio e quel tempo dovessero essere protetti da tutto e da tutti, riservato solo a chi poteva rivelarsi utile e importante alla donna. Prima si comprendeva che il parto attenesse alla sfera sessuale e come tale meritevole di intimità, silenzio, amore!

I tempi sono cambiati e la medicalizzazione di un’ impresa così immensa come quella di mettere al mondo un figlio, ha contribuito a migliorare tanto, ma, allo stesso tempo ha decentralizzato il ruolo della donna, relegandola ad essere una paziente, il cui compito è quello di seguire le indicazioni perché così … tutto andrà bene!

Oggi la più grande preoccupazione è la gestione del dolore e la presenza del reparto di patologia neonatale, quando si pensa all’esperienza del parto. Abbiamo imparato a ragionare così perché i messaggi spesso sono focalizzati sugli aspetti negativi; il dolore stesso viene percepito come negativo, i racconti delle altre donne sono il più delle volte incentrati sulle problematiche e le grandi difficoltà affrontate, come se per questo si diventasse eroine o addirittura martiri! Tutto è in mano alla fortuna, incrociamo l’impossibile e speriamo bene!

La prima esperienza di parto mi ha permesso di vivere quasi tutte le procedure mediche che vengono adottate nei protocolli ospedalieri, dal travaglio indotto con ossitocina, all’episiotomia, le maledette manovre di Kristeller e, dulcis in fondo, un bel secondamento manuale! L’ultimo parto è andato decisamente meglio e non perché io sia stata più fortunata; ho semplicemente detto a me stessa che mai più avrei subito tutto questo. La prima volta pensavo che la migliore cosa fosse lasciare tutto al destino, riporre fiducia nei medici, proteggere la mia spontaneità e l’ingenuità perché ciò avrebbe permesso di fare quello che sentivo giusto. Non è andata così!

Ci sono tanti fattori che possono aiutare la donna a vivere quest’esperienza affinchè possa diventare un giorno un bellissimo ricordo; come gli animali, abbiamo bisogno di un ambiente protetto da interferenze e intrusioni, dove le luci e i rumori non siano elemento di disturbo, con accanto il proprio compagno e l’ostetrica, libere di muoverci, di usare la voce, di mangiare, di entrare in acqua, usare la palla, la corda, lo sgabello e tutte quelle posizioni che naturalmente il corpo cerca se solo viene ascoltato e rispettato. Ma bisogna saperle queste cose e convincerci che siamo capaci, che possiamo farlo.

Negli anni Settanta Ina May Gaskin, la più famosa ostetrica statunitense, ha fondato nel Tennessee, The Farm, un centro nascita dove ha fatto nascere, assieme alla sua squadra di ostetriche, più di duemila  bambini, di cui il 96% è stato partorito senza alcuna assistenza medica. Il suo approccio è semplice come lo è la natura, aiutando le donne a fare affidamento all’antico potere del corpo. Nel piacere, con gioia, alleandosi con il dolore, nella pura intenzione di esserci e trovare dentro quel potere che ogni essere umano ha, e che è immenso.

La direzione è quella e ogni giorno ne sono sempre più convinta, perché io quel momento lì non lo dimenticherò mai. Risvegliare l’orsa che c’è in me mi ha permesso di diventare forte e coraggiosa … quasi!

IL CAMP DELL’ACQUA E LE SUE PERLE

Perle preziose, è questo che siete.
Sempre pronti a dire sì alle novità, a superare in scioltezza i tentennamenti e ad abbracciare ogni secondo della giornata con un’ intensità che noi grandi ce la possiamo solo sognare.
Maestri di fantasia, pilastri di sponteneità, conduttori di empatia, grazie per aver condiviso questo tratto di vita importante.
Ecco il racconto per immagini di quello che abbiamo vissuto in queste 5 settimane.
E’ solo una piccola parte, tutto il resto ci è rimasto dentro.

Bimbi Cristallo vi aspettiamo dal 27 Agosto al 7 Settembre dalle 8.30 alle 13.30,
tutte le info qui

IL VILLAGGIO CHE NON C’E’

Mi sento sola in quest’impresa e a volte talmente demoralizzata e persa da non sapere dove sbattere la testa. Confrontarmi ho scoperto che serve ma non abbastanza perché il buio regna e davvero ci troviamo ad avere a che fare con un cambiamento epocale dove siamo protagonisti, ma spesso incapaci di stare al timone. Parlo dello smartphone, e con lui di tutta la valanga che vomita, dai social, ai giochini, allo shopping compulsivo, alle infinite nauseabonde chat di gruppo che nascono peggio dei peli! Loro sono un villaggio, e ce lo dimostrano ogni giorno,  i nostri figli sono diventati forti e capaci, indiscussi vincenti, tutti d’accordo perché è così, punto e basta. Noi siamo i superstiti di un Giurassic Park desueto, e arranchiamo persi e già sconfitti, perché il mondo è cambiato e dobbiamo farcene una ragione. Fermi! Ma chi lo ha cambiato il mondo? E perché abbiamo già perso, senza neanche provarci a combattere? Per quale ideale? Per il nostro ma soprattutto per il loro futuro, che non è e non sarà mai dentro uno schermo, non può essere, è aberrante, contro senso. E allora perché subiamo? Perché non ci poniamo domande? Perché non permettiamo ai nostri figli di incontrare la noia? Di appiccicarsi al finestrino e, guardando il paesaggio, andare via coi pensieri; e raccontare, usando i particolari, con quella capacità di descrivere che hai solo se ti sforzi, ci provi, leggi, ascolti e che non avrai mai se le immagini ti rubano la parola e si sostituiscono a te. Quindi tutto il resto diventa stanchezza, anche stare insieme … meglio spalmarsi sul divano, in fila, ognuno col suo cellulare, in viaggio … nel mondo di qualcun altro, magari quello che ti sta accanto ….. ASSURDO!!

Mi ribello! Ed è una fatica immensa, forse invecchierò più velocemente, se moltiplico la fatica per quattro e, sono certa, che non mi darò persa neanche coi nipoti. Ho chiara la situazione e molto lo devo a Pellai nel quale ritrovo senso e coerenza e il rispetto per la bellezza della vita. Il mio è un minuscolo villaggio, fatto di letture soprattutto e di ostinate condivisioni, ancora e ancora, nonostante i pochi riscontri, ma è già qualcosa e niente è perso per ora, sono ancora in tempo e loro, i miei figli, lo sanno!

Una delle mie ultime guerre è stata in un liceo noto di Bergamo, frequentato per un anno da mia figlia, dove l’uso del telefonino in classe è tollerato. Purchè i ragazzi lo usino con il buon senso e il rispetto! Perché a 15 anni e con uno strumento così potente e affascinante in mano, che polverizza il self control degli adulti, bisogna star certi che il buon senso funzionerà!! La situazione è sfuggita di mano, praticamente dopo un mese dall’inizio della scuola e la risposta alla mia proposta di far consegnare i cellulari a inizio lezione per poi riconsegnarli a fine, è stata: “Non siamo mica in caserma! I ragazzi devono imparare a gestirlo e se non gliene diamo l’opportunità, non ci riusciranno mai”. Complimenti davvero alla strategia educativa che ha portato ad un disastro annunciato! Esiste un decalogo e una decisione importante, presa dalla Ministra dell’Istruzione, che si è consultata con numerosi pedagogisti e psicologi, per stabilire come i ragazzi sfrutteranno questo meraviglioso strumento ANCHE in classe, in linea con le esigenze didattiche. Ma di cosa stiamo parlando??? Complimenti anche a lei che, dall’alto del suo incarico, ha deciso che questo è il meglio per i nostri figli e per il futuro del nostro paese, sottovalutando qualche piccolo aspetto, l’immensa difficoltà di gestire uno strumento dove dentro c’è il mondo, la vita, quella più facile, quella fake!

Mi rivolgo a quei genitori che sono alla ricerca di un villaggio e che come me ci credono ancora all’intelligenza meravigliosa dei loro figli, capaci di sfruttare le immense potenzialità del mezzo ma di imparare ad esserne padroni e non vittime; mi rivolgo a quelli che brancolano nel buio ma ostinati continuano a spalancare gli occhi; a quelli che cercano conferme all’intuito che gli muove le farfalle nella pancia, quando qualcosa non va. Ai dinosauri che dall’alto non hanno perso la voglia di guardare oltre,  ma innanzitutto di scendere “ a valle” per guardarli negli occhi i figli e con loro costruire un pezzo di cammino, verso il vero! A loro dedico un’idea, quella di  Janell Burley Hofmann, blogger americana, che in occasione del Natale, regala a suo figlio tredicenne il primo I-phone; lo fa allegandoci un contratto con 18 regole alle quali il bambino deve attenersi per imparare a gestirlo. Leggetelo, sono sicura che anche voi troverete ispirazione, a me è successo e …. siamo ancora in tempo!

LO SO, DOVREI PERDERE PESO, MA IO ODIO PERDERE….

Ok! Il copione dice che dobbiamo essere felici e grate alla vita che ci ha dato un figlio sano e bello …. ALT!! Tutta la gratitudine alla vita certo, ma l’impresa è stata nostra ed è sacrosanto prenderci il merito. Anche perché diciamocelo, ne abbiamo un gran bisogno, considerando che di punto in bianco ci ritroviamo a frignare senza senso, ad offrire un servizio no stop di latteria ambulante, ad accettare consigli da tutti, persino da sconosciuti che si improvvisano pedagogisti illuminati. Poi, appena il tempo lo permette e il coraggio riaffiora, ci proviamo, lo facciamo, buttiamo lo sguardo al piano di sotto ed è incredibile, allucinante, grottesco! Un immenso budino ha preso il posto del fiero pancione che non facevamo altro che esibire orgogliose e, nel peggiore dei casi ci si mette la doppia pompa di latte ad aggravare la situazione. Montagne crollanti, meringhe sgonfiate e il sudore che imperversa…. Un tempo avevo un pube, due gambe e il resto!

Calme… ricordate? Dobbiamo esser felici! Perfetto, la nostra mente annebbiata dall’adrenalina prima e dalla prolattina poi,  riesce ancora a rispondere agli stimoli della donna che eri, multitasking e performante, per cui nulla è perduto, possiamo farcela! La priorità, togliendo la sopravvivenza del cucciolo, è in assoluto il budino, non tanto per appetito sessuale … ne dovrà passare di acqua sotto i ponti prima di ritrovarlo, piuttosto perché non ci pensi proprio a cambiare armadio, tantomeno look. Mai provato a gareggiare con Belen, che lo sanno tutti quanto è antipatica, avrà pure un bel culo ma la gravità toccherà anche lei prima o poi.

Il punto, il primo è stabilire se allattiamo al seno o no. Il secondo è stabilire se abbiamo avuto un parto naturale o siamo reduci da un’episiotomia, o lacerazione con conseguente sutura. Forse cesarizzate? In ogni caso, prima di poter pensare al budino come priorità, l’emergenza è nutrire il cuore e l’ingrediente è e rimane sempre lo stesso: amore intorno, fuori dalle balle i rompiscatole, le petulanti, i consiglieri e le invadenti. Calma, silenzio, luce, parole necessarie e affetto, amore, attenzioni; costruito tutto ciò possiamo muovere la pedina verso la salvezza, il nostro aspetto che sempre ha a che fare con l’amore, quello per noi. Vi evito le solite liste di yoga, piscina, stretching, cerchi post parto per non sentirci sole, di quelli ne avrete sentito parlare fino alla noia e ne saprete più voi di me; non rinunciate mai alla luce del sole e alle passeggiate. Sono gratuite, non hanno orari e hanno numerosi benefici; intorno la natura possibilmente perché quella sì che cura, e se viene voglia la musica con noi ad accompagnare il cammino. Il sorriso, ecco, pensiamo anche a quello perché poi rimane stampato e neanche ce ne accorgiamo perché capita di realizzare all’improvviso che siamo diventate mamme … e allora forse, il pavimento pelvico malridotto non contiene quella gocciolina di pipì emotiva … ci mancava pure quello. Ma sì, mi sono pisciata addosso e sono felice, sono diventata mamma, ce l’ho fatta!

Ah, il budino! Una volta trovato il ritmo, il sorriso, l’aria  aperta e l’acqua ha finito di passare sotto i ponti, il budino è quasi scomparso, al resto ci penseremo!!