IL PONTE DEI BAMBINI

Ci sono libri per bambini che raccontano le assurdità dei grandi.
Con un vantaggio impagabile: nella cornice dei piccoli, molti paroloni oscuri, nauseabondi e abusati dai grandi non ci entrano. Proprio come i cammelli nella cruna dell’ago.

“Il ponte dei bambini” è uno di questi e narra la capacità delle anime pure di superare con naturalezza i conflitti pepetrati dagli adulti.
Va così: due famiglie vivono sulle rive opposte di un fiume, odiandosi con ogni tipo di scusa.
Un bel giorno i rispettivi figli riescono ad incontrarsi e diventano amici.
Un’amicizia capace di trasformare l’intolleranza dei genitori, non perchè d’un tratto questi diventano saggi, ma perchè attratti- e quasi invidiosi- dell’entusiasmo dei figli.

La solita storia buonista?

Caro cammello,
quel parolone urticante non ci entra nel mondo dei piccoli.
Piuttosto, fatti aiutare da loro a ritrovare la via per la serenità, se ne hai le gobbe.

“Il ponte dei bambini” (Edizioni Bohem)  è scritto da Max Bolliger, l’ autore di origine svizzera scomparso nel 2013 all’età di 84 anni e illustrata dal grande Štěpán Zavřel, cresciuto a Praga negli anni della cortina di ferro.
Zavrel, a dipingere, l’ ha imparato frequentando l’Accademia di Belle Arti da clandestino, per poi fuggire in l’Italia e fondare a Sarmede “la Scuola Internazionale d’Illustrazione” che oggi porta il suo nome.

 

 

 

 

 

IL MIO GATTO E’ PROPRIO MATTO

Una sequenza prodigiosa, con zero banalità, in cui cullarsi e lasciarsi rincitrullire come se non ci fosse un domani.
Il mio gatto è proprio matto canta la libertà, di vedere i fiori dove nascono le picche, di vestire un totale rovescio come l’abito più dritto del mondo e di credere, in buona sostanza, nel meraviglioso cacchio vi pare.
Leggerlo mi ha gonfiata come una palloncino. Ma no ovale. Un caterpillar con occhio azzurro e benna sguainata a lanciare alle ortiche chi la vuole asfittica.

Cari gattoni con la proboscide, nonostante il pelo apparentemente comune, siate fedeli alla vostra specie trapuntata di contraddizioni. Allora nessuno capirà di che razza siete e sarà bellissimo!

 

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“Il mio gatto è proprio matto”
Gilles Bachelet
Edizioni “Il Castoro”

UN PICCOLO PASSO

“Senti una cosa. Hai provato a fare UN PASSO?”
Non uno a caso, ma UN-PASSO, quello che ti scolla dalla fatica e ti porta lontano.
Ti volti e pensi: davvero sono arrivato fin qui?
L’anatroccolo è piccolo, il più piccolo dei tre; la mamma è da trovare, il sopra il sotto e il circondario odorano di incertezza.

DOV’E’ IL MIO PAPA? BELLA DOMANDA…

Dov’è il mio papà?
Piccolo pinguino si trova accanto un papà che non riconosce. E’ un orso, come dargli torto.
Inizia così il viaggio alla ricerca dell’abbraccio che combacia, della sensazione diffusa di casa, protezione, affinità, appartenenza.
Prova con le zampe secche dello struzzo, con la schiena dura della tartaruga, ma niente.
Fino a quando nel buio della notte due zampone bianche si allungano verso di lui. E capisce, o meglio sente.
Una storia di legami fuori dal sangue, non meno forti, non meno intensi, non meno vissuti, non meno eterni.

Io il mio papa’ l’ho avuto e mi ha insegnato a chiamare zio, zia, nonno e nonna le persone di cui mi potevo fidare.
Il nonno Leone, bianco, ruvido e possente. Un babbo natale, non da regali infiocchettati sotto l’ albero, piuttosto una certezza silente, abbottonata, l’incarnazione di un concetto che da bambini fa la differenza: se casca il mondo accanto a lui non mi faccio male.
Zio Luigi, il Bat meccanico tuta blu e carica di testosterone irriducibile. Non le conto le volte che e’ venuto a raccattarmi, a tutte le latitudini e a qualsiasi ora, con la macchina in panne.
Tre squilli, non di piu’.
“Bimba dove sei?”
“ma*porc@?#%*!!”
“Arrivo.”
Zia Lina, la principessa guerriera che rallenta il mio cuore schizzato, come rimesso in bolla da una carezza di vento buono. Ho sorelle e fratelli potenti come il sole che sorge a cui racconto cose che a me stessa non dico.
E’ cosi, per crescere il mio bambino ho bisogno di un villaggio.
Del mio villaggio, del lignaggio che non trema, del patto fedele tra generazioni.

E’ uno di quei giorni in cui affondo la faccia nel suo maglione per respirarne l’ odore in vita. Il telefono squilla.
E’ il Bat meccanico. Il tono è preoccupato, lo sento.
“Bimba, non mi chiami piu…”
“Davvero? Adesso prendo la prima buca e faccio saltare il semiasse. Ti aspetto.”
Dove è il mio papà
di Shin Ji-Yum
Editoriale Scienza

UNA STORIA DI EMPATIA: PAOLONA MUSONA.

Nella fantasia degli autori, Paolona Musona è una mucca flaccida con le occhiaie pesanti, ma nella realtà sono io, adesso.
Chi mi vuole bene è qui che prova a tirarmi su, semplicemente invano.
Dopo aver ricambiato con un timido sorriso antigravitazionale – più un riflesso legato alla deglutizione nervosa che altro- le mie guance ricascano spioventi. Giù, a peso morto.

CIRO IN CERCA D’AMORE

“Di notte tutti i gatti sono grigi perchè il buio è così buio che cancella i colori. Anche quello del pelo di gatto. Ma non a Venezia. Non a Venezia nelle notti di luna piena” (quanto è vero!)

Cercare l’amore restando fedeli a se stessi. Un insegnamento grande, vitale, sia per i cuori teneri che per quelli marmorizzati: “Se ci assomiglia, ma non è, andate oltre.”
Ciro è un gatto grigio a caccia di amore, vero e su misura, le persone che incontra gli offrono una parvenza di questo, una fregatura con qualcosa di buono intorno, ma il suo instinto è acceso e quando questo accade la verità la senti pulsare anche negli angoli di una frase: “Puoi stare qui, non mi dai fastidio” No, grazie,  perchè “l’amore non è dare non dare fastidio”,  anche se gli metti accanto del prosciutto.
E’ un odore che punge e lancia un messaggio “la donna aveva uno strano odore. Non gli piaceva l’amore, se aveva quell’odore”
Una serie di incontri fino all’ultimo, quello con l’amore che non sposa l’altro, ma la sua libertà.
“Ecco, quello era il genere di amore che piaceva a Ciro […] E così balzò in grembo al bambino e fece le fusa, molto piano. Non sono tuo, diceva, ma posso stare vicino a te.”

Se sei un gattaccio brizzolato di secondo pelo la caccia all’amore libero è un dovere.
Se avete cuccioli disegnate con loro la via, che parte dal cuore e lì ritorna, per non perdersi mai.

Buon anno!
Estella

Ciro in cerca d’amore

di Beatrice Masini, Octavia Monaco
Edizioni ARKA

NON E’ COLPA MIA!

Sembra di stare alla fiera dell’est. Senza soldi, ma con un senso.
E’ un libro maneggevole e per fortuna, perché Davide mi ci ha fatto saltare avanti e indietro al ritmo di zumba.
Alla terza lettura però aveva già il pieno controllo su tutta la trafila e definito i ruoli: io a fare la vecchietta sbraitante con il ciuffo di yuta, e a lui il resto.

DOBBIAMO TROVARE UNA SOLUZIONE.

Me l’ha ricordato un’amica. il 21 Settembre, è stata la Giornata internazionale della pace. Una giornatona, senza dubbio.
Mi fermo qui perché la retorica, quella vuota, in queste occasioni divora la scena.
Un mostro a dieci teste che faresti saltare in aria volentieri da quanto è nauseabondo. E addio pace…

Comunque, in biblioteca ho trovato  “Puntino” e ho fatto – di nuovo – l’errore di leggere a mio figlio un libro in diretta, senza averlo prima metabolizzato.
“ Puntino”, testi e illustrazioni di Carlo Macri e Carolina Zanotti , come scritto sulla quarta di copertina è
“Un libro per tutti i bambini, anche quelli adulti”.
Sostanzialmente nelle due pagine, dei puntini molto simili vivono vite molto diverse.

I puntini nati a destra hanno tutto quello che gli serve, i puntini a sinistra non hanno niente.
Indovinate cosa accade? Migrano alla ricerca dell’equilibrio, tentativi, decisioni e aggiustamenti sono resi dalle illustrazioni in modo così semplice da risultare disarmante.
Il difficile non è stato capirlo, il finale c’è ed è abbastanza chiaro, ma ho preteso di  gestirlo da adulta e di trasmettere il senso critico della questione.
La verità?  Ho fatto la figura della pera cotta tramortita dalle domande.

“Mamma, perché i puntini vuoti non hanno nulla?” “ Secondo me ci stanno, non è vero che sono troppi, c’è ancora spazio” “Ma chi è che decide?”
Non lo so, ma non mi piace quando litighiamo. Facciamo pace?”
La mise di mamma-pera cotta è una di quelle che preferisco. Ci guardiamo dritti negli occhi e il cerchio si chiude, senza fatica.

Estella


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Testo e illustrazioni di Giancarlo Macrì (uno dei fondatori della Banda Osiris) e della giornalista Carolina Zanotti. Edizioni NUINUI

LA COSA CHE PREFERISCO (secondo Alberta)

Vuoi fare il pompiere o l’astronauta?  Il ghiacciolo rosso o bianco?
Cantare o ballare?  Ti piace di più la destra o la sinistra?
Sopra o sotto?

E’ vero. A volte semplicemente li stordiamo, i bambini, con un mix fatto di domande e impazienza, perché la risposta non è mai abbastanza “tranchant” e l’esitazione è sintomo di insicurezza.
E noi no, l’insicurezza per i nostri figli non la vogliamo. Avere le idee chiare è tutto.  Uno deve conoscersi, sapere esattamente chi è, cosa gli piace, cosa no e dove vuole arrivare nella vita.